Kardiasmart

Una città più smart anche per i nostri cuori.

Il progetto mira ad implementare la cardioprotezione nei Comuni italiani. Si impiegano tutte le più moderne tecnologie per intervenire rapidamente in caso di Arresto Cardio Circolatorio –ACC- e rendere la città più sicura. KARDIASMART impiega una APP che mobilita tutti i cittadini già abilitati alle manovre di primo soccorso in caso di ACC; una serie di Defibrillatori a disposizione di visitatori e cittadini; una campagna virale sui social media per sensibilizzare la città; un’intensa attività di formazione per istruire la popolazione all’uso del Defibrillatore.

Tra le principali cause di morte al mondo, l’Arresto CardioCircolatorio (ACC) in Italia colpisce circa 60.000 persone ogni anno, (media OCSE ca 1/1.000 abitanti-anno), con un tasso di sopravvivenza del 5% circa. L’ACC non va confuso con l’infarto, o IMA, assai più diffuso e con prognosi assai migliore. Si ha ACC quando il cuore smette di pompare sangue, interrompendo l’ossigenazione anche del cervello, che smette di funzionare, portando in pochi secondi ad incoscienza. Senza interventi esterni, lo stato non è reversibile e comporta la morte cerebrale in breve: l’ACC è anche detto Morte Cardiaca Improvvisa e l’intervento “resuscitation” o rianimazione. Il fattore chiave di successo è il tempo: occorre intervenire entro 5 minuti. Troppo pochi per il trasporto in ospedale, il che spiega ad oggi anche l’alta mortalità.

Alcune esperienze avviate in diverse parti del mondo, oltreché salvare molte vite, hanno il pregio di dimostrare la validità di un modello di intervento distribuito, che coinvolge il volontariato e usa il principio di reciprocità. Il dato essenziale è che la giusta organizzazione porta a salvare fino al 40% delle persone colpite da ACC (Ticino), e fino a oltre il 60% (Las Vegas, Aeroporti USA) dei casi in cui l’arresto ha causa cardiaca (quindi non traumatica o altro). Proiettando il dato, significa credibilmente poter salvare in Italia, fino a circa 10.000 persone all’anno, quanto una intera cittadina, e in prospettiva darsi l’obiettivo di salvarne il doppio. Il protocollo di riferimento di questo modello di intervento è basato sulla “catena della sopravvivenza”, composta da quattro passi essenziali:

• allarme immediato (entro un minuto),

• intervento di rianimazione cardio polmonare (o BLS) entro 3 minuti,

• defibrillazione precoce, entro 5-6 minuti

• intervento professionale di stabilizzazione e ripristino della funzionalità cardiaca

Se l’ultimo passo ha uno specifico sanitario professionale, i primi 3 sono delegabili. Per questo, in tutto il mondo, si è deciso di dare delega ai laici e di avviare una collaborazione tra sistema sanitario e volontariato civile. Si sono costituite reti di “First Responder” (FR), volontari in grado di intervenire in tempi più rapidi dell’ambulanza o all’elicottero. Il presidio del rischio da ACC prevede un’organizzazione diffusa.

Ogni passo della catena della sopravvivenza ha i suoi requisiti: serve una diffusa capacità di riconoscere il sintomo e dare l’allarme e un sistema capace di riceverlo. Serve una rete di volontari addestrati sufficientemente diffusa e capillare, allertabile con un sistema coordinato con il 118. Servono una certa quantità di defribillatori semiautomatici (DAE) distribuiti sul territorio secondo fattori di probabilità (densità momentanea di popolazione), presidiati, disponibili ed accessibili, ma al contempo protetti, collegati in rete con la centrale operativa. Servono prassi consolidate di intervento e un sistema di istruzione chiaro e disponibile. E serve un’organizzazione di presidio di tutto ciò.

La cardioprotezione va fatta per gradi di intensità di probabilità di ACC. Vanno cioè protette di più le aree dove tante persone trascorrono tanto tempo: abitazioni, luoghi di lavoro, strade e mezzi di trasporto, scuole, centri commerciali, sportivi e ricreativi. L’intensità effettiva di protezione è regolata anche in base alla sostenibilità. Ciò implica un livello di protezione intensificato in occasione di flussi turistici e/o di grandi eventi.

La rete Kardiasmart è nata per promuovere e diffondere un protocollo di intervento diffuso e cooperativo e per organizzare su questo la miglior cooperazione possibile tra settore pubblico, privato e volontariato.

La missione di Kardiasmart è promuovere la cardioprotezione progressiva di tutti i territori italiani, sposando questa causa con il bisogno di impegno civile e sua testimonianza che hanno sia i cittadini che le organizzazioni economiche e produttive.

Agendo su base territoriale (comuni medio grandi, unioni di comuni, aree vaste), la rete è nata per realizzare sistemi di cardioprotezione. Promuove l’impegno multilaterale degli attori presenti sul territorio, una regia unitaria del processo e garantisce ad ognuno il giusto ritorno di visibilità.

Cardioproteggere un territorio è allo stesso tempo un’iniziativa di doveroso impegno civile e di potenziale grande visibilità.